sabato 1 dicembre 2012

Se passare lo straccio è zen



Quando ha visto il Manuale di pulizie di un monaco buddhista (sottotitolo: Spazziamo via la polvere e le nubi dell'anima) sul tavolo di casa, un trentenne ha commentato soddisfatto: «L'ho sempre pensato» (ovviamente è disordinatissimo).
 
Quando l'ha visto un collega l'ha osservato soddisfatto, pure lui, e poi ha riso di gusto (la sua scrivania accoglie stratificazioni di materiali vari corrispondenti a una ventina di scrivanie).

Sarà la forma piccola, la copertina liscia e arancione, il disegno del monaco che sfrega il pavimento con il suo gesto ostinato e leggero, fatto sta che quando leggi il Manuale quasi ti viene voglia, davvero, di metterti a pulire la casa. Quasi passare lo straccio ti sembra zen, o quantomeno, se hai un po' di senso del limite e riesci ancora a non confonderti con un seguace del Buddha, ti sembra comunque molto chic.

Se perfino le starlette si divertono a mettere in rete, su twitter e su facebook, le loro foto mentre rassettano e lavano il piano cucina o il piatto doccia, figuriamoci se non ci si possa sentire filosofi a lucidare il pavimento, dopo avere letto le considerazioni di Keisuke Matsumoto, bonzo hi-tech del tempio Komyoji di Tokyo (il Manuale, pubblicato da Vallardi, è pure breve). Tutto comincia sotto i migliori auspici, quando si leggono le sue parole: «Per purificarsi dalle passioni oscuranti, spolverare. Per abbandonare ogni attaccamento materiale, pulir via le macchie». E poi: «Il tempo impiegato per pulire accuratamente ogni angolo del tempio è qualcosa che arricchisce l'anima». La rende pura come specchi, finestre, piastrelle, parquet, ripiani in marmo, mensole della libreria e ante appena passati di fresco. Quasi ti stupisci: e come mai fino ad ora non hai mai avuto tutto l'entusiasmo del caso? Perché non si tratta di azioni banali o da compiere lamentandosi e sbuffando: i monaci cominciano la giornata ramazzando, dice Matsumoto, e questo per «eliminare dallo spirito qualsiasi ombra», entrare in sintonia con la natura, vivere in maniera «ordinata e serena» in ogni ambito. Pulire è «una pratica spirituale quotidiana» e come tutti i riti rigorosi non conosce deroghe: ogni giorno, al mattino bisogna pulire e alla sera rassettare, e soprattutto, regola base, «non rimandare a domani quello che puoi fare oggi».

È questo, paradossalmente, l'antidoto alla mancanza di tempo cronica da cui chiunque si sente schiacciare. Ed è qui che cominciano i dubbi: quando si scopre che un discepolo del Buddha ha trovato il Nirvana ramazzando; quando si legge che se, sfregando per terra si trova una macchia, quello è un nodo da sciogliere nella nostra anima; o che la muffa, prima che negli angoli, si forma dentro di noi; o che bagni, pavimenti e ingresso vanno tirati a lucido ogni giorno, e non deve apparire nemmeno una impronta digitale.

È a questo punto che si verifica il solito effetto: quello che fanno tutti libri del genere, le trasmissioni e i siti che ultimamente hanno tentato di trasformare le pulizie di casa in una attività chic (ma perché? per istinto democratico? o per passione sincera?). Quasi da sentirsi privilegiati, a passare l'aspirapolvere con la fascetta in testa come Demi Moore (lei mise in circolazione quelle foto quando ancora era galvanizzata dal toy boy, però) oppure con l'asciugamano, anzi il tenugui con cui si avvolgono il capo i monaci. Le regole sono zen finché non si seguono, o meglio finché le seguono gli altri: poi, nel caos di casa, di zen rimane solo il tentativo di controllarsi. E spesso non riesce bene, come le pulizie, del resto.
 
 

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